Buttero (“dal latino boum-ductor, conduttore di buoi o dal greco bùteros: bus, bue e teròs, pungolo”)

E’ un personaggio dall’alone eroico, che con il suo cavallo, ha affrontato più di ogni altro la natura ostile e selvaggia della Terra di Maremma.

La giornata del buttero cominciava prima del levar del sole quando si recava ai mandrioli per prendere la cavalcatura che poteva scegliere tra le tre o quattro a sua disposizione.

Il lavoro vero e proprio si svolgeva poi nei grandi recinti dove pascolavano i branchi di bestie da dover controllare, contare, spostare ed eventualmente recuperare nella folta macchia mediterranea che il buttero doveva conoscere a menadito.

Non vi erano giornate facili, ma in alcuni momenti dell’ anno il lavoro si faceva ancora più duro, erano questi i periodi delle figliature, della spocciatura, della merca e della doma dei puledri bradi.

Oggi il lavoro dei pochi butteri rimasti è molto cambiato ma è sempre al Buttero che spetta il compito di mantenere vive le tradizioni della Maremma.

Gli spettacoli

Il Gioco della Rosa

Questo è forse il gioco più antico dei butteri infatti questa movimentata competizione trae origine dagli antichi tornei medievali, durante i quali, i nobili cavalieri, gareggiavano per conquistare la dama prescelta, era infatti usanza che il vincitore donasse le rose conquistate alla donna amata.
Si tratta di un gioco nel quale due squadre si affrontano all’interno di un quadrato di 20 metri di lato, ogni cavalcante porta appuntata al braccio sinistro una rosa del colore della propria squadra.

Al via dei giudici disposti lungo i lati del quadrato i butteri si affrontano tentando di portare via la rosa dal braccio degli avversari, è un turbinare di cavalli, piroette, galoppi e repentine frenate, il tutto mentre i cavalieri lottano con le braccia per strappare le rose agli avversari stando attenti a non uscire dal quadrato pena l’eliminazione.

Vince la squadra che riesce nel tempo di 4 minuti a conquistare il maggior numero di rose degli avversari.I partecipanti devono possedere grande destrezza, equilibrio e padronanza del cavallo, il quale a sua volta deve avere una doma raffinata e grande sensibilità ai comandi del cavaliere per effettuare stoppate repentine, ripartenze, e improvvisi cambi di direzione.

La Bella Marsilia

Il gioco della Bella Marsilia ricorda fatti avvenuti in Maremma intorno alla metà del 1500…
Morsa dai venti, arroventata dal sole della grande estate maremmana, corrosa dalle intemperie, la Torre della Bella Marsilia, sui monti dell’Uccellina, resiste indomita e fiera come l’anima della giovinetta che vi crebbe e della quale ha preso il nome. Questa storia, come spesso succede in Maremma, si perde tra realtà e leggenda. Si racconta che nel 1500 questo rudere era uno dei castelli più belli della Maremma, con il mastio, le due torri, gli spalti merlati, in esso viveva la ricca e potente famiglia di Nanni Marsili nobile e ricco Signore Senese padrone di vasti possedimenti in Maremma, il quale aveva una figlia di nome Margherita ma che la storia la ricorderà come la Bella Marsilia, dalla fulva chioma e dagli occhi viola, ardita, coraggiosa e bella. Una notte nel 1543 mentre il libeccio urlava con tanta furia e il mare ruggiva con ferocia una masnada di corsari saraceni  si arrampicavano silenziosi su per le scogliere, guidati dal crudele Barbarossa misero a ferro e fuoco il castello uccidendo tutti gli abitanti. All’alba l’unica scampata al massacro era Margherita, la giovinetta dagli occhi viola e con i riccioli dai riflessi di fiamma, che così giovane e bella rappresentava “l’oggetto” più prezioso del bottino che il pirata voleva vendere al Sultano Solimano I.
Oggi la torre sulla quale pesa tanta storia e tanta leggenda svetta ancora sui monti dell’Uccellina, e quando il sole al tramonto trae riflessi rosso rame dalle aspre scogliere, pare che una gran chioma fiammeggiante fluttui nel vento, fasci e lambisca le vecchie pietre della torre mentre giù sotto, le onde placate si fan viola come gli occhi di quella antica fanciulla maremmana.

I Butteri rievocano questi fatti sfidandosi in una staffetta a cavallo nella quale devono portare una serie di abiti alla Bella Marsilia che deve velocemente indossarli e poi salire sul cavallo del buttero per fuggire dai pirati.

Addestramento e Gimkana

Il Buttero doveva conoscere alla perfezione gli impervi ed infidi territori della Maremma, in sella al suo fedele cavallo doveva aprire cancelli, saltare ostacoli, schivare alberi e quello che vedrete allo spettacolo è la riproposizione di quello che il buttero faceva con il suo cavallo. Vedrete un piccolo esempio dell’addestramento, della fiducia e dell’affiatamento che c’è tra il buttero e il suo cavallo.

I Butteri ricreeranno quelli che potevano essere gli ostacoli da affrontare durante una giornata di lavoro, un cancello da aprire e richiudere, uno slalom tra gli alberi, una marcia indietro, il salto di un ramo caduto sul sentiero.

Il Carosello

Il carosello è il frutto della passione, dell’amore e dell’affiatamento tra il buttero e il suo cavallo, l’esempio di come il cavallo maremmano sia un cavallo versatile ed affidabile e di come, oltre ad essere un grande compagno nel lavoro del buttero, sia anche ideale per l’equitazione di campagna e per le discipline sportive, fiero ed orgoglioso ma sempre generoso e leale quando se ne conquista la fiducia.

Il Carosello è un susseguirsi di figure e coreografie con diagonali, pettini, spirali, cerchi dove i butteri e i loro cavalli metteranno in musica la loro unione.